Introduzione
La trasformazione digitale non è un concetto astratto, ma un processo concreto che modifica il modo in cui viviamo, lavoriamo e accediamo ai servizi pubblici. Ma come viene organizzata, secondo quali modelli, a quali nuove sfide risponde e come può aiutarci ad adattarci al meglio ad un mondo che cambia tanto rapidamente? Per rispondere a questa e ad altre domande nasce la rubrica Il Contesto Digitale: ogni uscita racconterà, con toni divulgativi e accessibili, una strategia, una normativa, un programma o un fenomeno che contribuisce a orientare le politiche dell’Agenda Digitale dell’Emilia-Romagna, aiutando l’utenza a comprendere come e perché questa si inserisca nel contesto europeo e nazionale.
Per il primo episodio, l’Assessora all'Agenda Digitale, Legalità, Contrasto alle povertà Elena Mazzoni ci illustra, attraverso le risposte a cinque domande, il futuro della digitalizzazione della nostra Regione, un percorso disseminato di sfide che il nostro territorio può affrontare al meglio grazie ai progressi degli ultimi anni.
Il digitale al servizio delle persone e dei territori
L’Agenda Digitale regionale non è soltanto una strategia tecnologica. Qual è la visione che la guida? E quali parole userebbe per descrivere il futuro digitale dell’Emilia-Romagna?
L’Agenda Digitale dell’Emilia-Romagna nasce da una convinzione molto chiara: il digitale non è un settore separato dalle politiche pubbliche, ma una condizione abilitante per rendere più forte, più equo e più sostenibile lo sviluppo della nostra comunità regionale. Non parliamo quindi solo di tecnologie, infrastrutture o piattaforme, ma di diritti, opportunità, servizi, competenze e capacità dei territori di affrontare il cambiamento.
La visione che guida l’Agenda è quella di una Regione che utilizza il digitale per migliorare concretamente la vita delle persone, sostenere il lavoro delle imprese, rafforzare la pubblica amministrazione e accompagnare i territori, senza lasciare indietro nessuno. La trasformazione digitale deve essere accessibile, comprensibile, utile e orientata al bene comune.
Se dovessi indicare cinque parole per descrivere il futuro digitale dell’Emilia-Romagna direi: fiducia, inclusione, competenze, dati e comunità. Fiducia, perché senza fiducia non c’è innovazione davvero condivisa. Inclusione, perché il digitale deve ridurre le distanze e non crearne di nuove. Competenze, perché cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni devono essere messi nelle condizioni di usare bene gli strumenti digitali. Dati, perché sono una risorsa strategica per decidere meglio e costruire servizi più efficaci. Comunità, perché il digitale funziona davvero quando è costruito insieme ai territori.
Dalle strategie europee alle azioni locali
Questa rubrica racconterà il contesto in cui nasce l’Agenda Digitale. Quanto contano oggi le strategie europee e nazionali nelle scelte della Regione? E come si traducono in azioni concrete per i territori?
Le strategie europee e nazionali contano moltissimo. Oggi nessuna politica digitale può essere pensata in modo isolato. L’Europa sta definendo il quadro di riferimento su temi fondamentali: dati, intelligenza artificiale, cybersicurezza, identità digitale, competenze, servizi pubblici digitali. Allo stesso tempo, il livello nazionale mette in campo programmi, risorse e piattaforme che incidono direttamente sulla vita delle amministrazioni e dei cittadini.
Il compito di una strategia regionale è proprio quello di tenere insieme questi livelli e tradurli in azioni concrete, capaci di produrre valore nei territori. Questo significa interpretare gli obiettivi europei e nazionali alla luce delle caratteristiche dell’Emilia-Romagna: una regione policentrica, con grandi città, aree interne, comuni piccoli e medi, distretti produttivi, università, centri di ricerca, una rete solida di enti locali e una forte tradizione di collaborazione istituzionale.
La Regione può svolgere una funzione decisiva di raccordo. Può aiutare i territori a orientarsi, a condividere strumenti, a usare meglio le risorse disponibili, a evitare frammentazioni e duplicazioni. È il senso della nostra Community Network, delle Comunità Tematiche e del lavoro con Lepida, ART-ER, gli enti locali, il sistema della ricerca e dell’innovazione. Una buona Agenda Digitale non cala soluzioni dall’alto, ma costruisce le condizioni perché anche il comune più piccolo possa partecipare alla trasformazione digitale e beneficiarne.
Le priorità dei prossimi anni
Negli ultimi anni l’Emilia-Romagna ha investito molto nella trasformazione digitale. Quali sono i risultati più importanti da cui parte questa nuova Agenda? E quali saranno gli ambiti concreti di lavoro dei prossimi anni?
La nuova Agenda Digitale parte da un patrimonio importante. In questi anni l’Emilia-Romagna ha consolidato infrastrutture, piattaforme, servizi e reti di collaborazione che rappresentano una base solida per il futuro. Penso alla diffusione della banda ultra larga, al lavoro sulla connettività delle scuole, alla rete dei punti di facilitazione digitale, allo sviluppo dei servizi online, al rafforzamento dell’identità digitale, alla disponibilità di dati e indicatori per leggere meglio i bisogni dei territori.
Un altro risultato fondamentale è il metodo. L’Emilia-Romagna ha costruito nel tempo un modello di governance collaborativa del digitale, basato sul confronto con gli enti locali e sulla capacità di misurare, accompagnare e condividere le scelte. La trasformazione digitale non è solo un insieme di progetti: è un processo che richiede continuità, ascolto e capacità di adattamento.
Nei prossimi anni lavoreremo su alcuni ambiti concreti. Il primo riguarda le competenze digitali, perché la cittadinanza digitale passa dalla capacità delle persone di accedere ai servizi, comprendere le tecnologie e usarle in modo consapevole. Il secondo riguarda i servizi pubblici digitali, che devono essere sempre più semplici, integrati e vicini ai bisogni reali dei cittadini e delle imprese. Il terzo riguarda i dati, che devono diventare uno strumento ordinario per programmare politiche migliori e supportare le decisioni pubbliche. Il quarto è quello delle infrastrutture e della connettività, perché senza reti adeguate non c’è piena partecipazione alla vita digitale. Infine, un ambito sempre più centrale sarà quello dell’Intelligenza Artificiale affidabile, da sviluppare con attenzione ai diritti, alla trasparenza, alla sicurezza e all’impatto sociale.
Servizi migliori, organizzazioni più forti e innovazione responsabile
L’Emilia-Romagna è spesso considerata una delle regioni più avanzate sul digitale. Quali sono oggi le sfide che restano aperte?
Essere una regione avanzata non significa non avere problemi. Al contrario, significa essere in grado di riconoscere prima le sfide e affrontarle con maggiore responsabilità. La prima sfida è quella dei divari. Non esiste un solo digital divide: ci sono divari infrastrutturali, divari di competenze, divari generazionali, divari territoriali, divari legati alla capacità organizzativa delle amministrazioni. Alcuni territori hanno più strumenti, personale e competenze; altri fanno più fatica. L’Agenda Digitale deve servire anche a questo: rendere visibili i gap e costruire risposte differenziate.
La seconda sfida riguarda la qualità dei servizi. Non basta digitalizzare una procedura: bisogna ripensarla dal punto di vista dell’utente. Un servizio digitale è davvero utile se è semplice, accessibile, interoperabile e se riduce tempi e complessità.
La terza sfida è organizzativa. La trasformazione digitale richiede nuove competenze nelle pubbliche amministrazioni, ma anche nuovi modelli di lavoro, nuove forme di collaborazione e una maggiore capacità di usare dati e tecnologie nei processi decisionali.
Infine c’è una sfida culturale. Dobbiamo evitare sia l’entusiasmo acritico sia la paura del cambiamento. Il digitale, e in particolare l’Intelligenza Artificiale, richiede consapevolezza, regole, sperimentazione e responsabilità pubblica. L’innovazione deve essere governata, non subita.
Un'Intelligenza Artificiale al servizio del bene comune
Recentemente la Giunta regionale le ha affidato il coordinamento delle politiche sull’Intelligenza Artificiale. Quali saranno i primi passi di questo percorso e quali obiettivi si pone la Regione?
L’Intelligenza Artificiale è una delle grandi trasformazioni del nostro tempo e riguarda già oggi cittadini, imprese, pubbliche amministrazioni, sanità, formazione, ricerca, lavoro e servizi pubblici. Per questo la Regione ha scelto di affrontare il tema in modo coordinato, dentro una visione pubblica e coerente con i principi dell’Agenda Digitale.
I primi passi saranno orientati a costruire un quadro comune di indirizzo. Vogliamo promuovere un uso dell’IA che sia utile, sicuro, trasparente e affidabile. Questo significa individuare ambiti di sperimentazione, sostenere le competenze, accompagnare le amministrazioni, valorizzare il sistema regionale della ricerca e dell’innovazione e definire criteri chiari per l’utilizzo delle tecnologie.
L’obiettivo non è inseguire la tecnologia per moda, ma capire dove l’IA può generare valore pubblico. Può aiutarci ad analizzare meglio i dati, migliorare i servizi, semplificare processi, supportare decisioni, rendere più efficace la programmazione. Ma tutto questo deve avvenire mettendo al centro le persone, i diritti, la qualità dei dati, la sicurezza e la responsabilità delle istituzioni.
L’Emilia-Romagna ha le condizioni per svolgere un ruolo importante: un sistema pubblico collaborativo, competenze diffuse, università e centri di ricerca di eccellenza, infrastrutture digitali e una forte capacità di fare rete. Il nostro compito sarà mettere queste risorse al servizio di una strategia regionale sull’IA che non sia solo tecnologica, ma democratica, inclusiva e orientata al bene comune.
Ultimo aggiornamento: 02-07-2026, 20:28
